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Hanno il colore delle pietre preziose (rubino, granato, ambra, topazio imperiale), dei legni più pregiati (ebano, mogano, sandalo rosa) se non dell’oro. Sono i vini passiti e liquorosi di Puglia, i più invitanti perché li percepisci subito all’ingresso in bocca, fin dalla punta della lingua. Sono vini dolci, l’ultimo vanto di una Puglia che ha riscoperto antiche tecniche di appassimento in pianta o su graticci, o semplicemente vini dolci naturali come il Primitivo. Da questo spunto e dall’abbinamento con i dolci preparati dalle due associazioni “Buona Puglia” e “Ceglie è”, è nata la kermesse “Passione dolce. Dolci, passiti e vini liquorosi in rassegna”, giunta alla decima edizione, svoltasi lo scorso dicembre a Ceglie Messapica, presso la sala ricevimenti “I tre trulli”. Fra i relatori Vincenzo Rizzi, gastronomo, giornalista e curatore di Dolceguida, che ha sintetizzato la storia del dolce in Puglia partendo dalla cartellata fino ad arrivare al Biscottino cegliese, un cubetto di golosità, nella versione semplice o glassata di cui adesso è pronto anche un disciplinare a cura dell’agronomo Felice Suma. Svelata dunque la ricetta che la leggenda vuole sia stata trovata da suor Antonina in un vaso e donata a Domenico Gallone del Caffè Centrale, dove ancora oggi si prosegue la tradizione diffusasi nel frattempo nei vari forni a legna della città, nella cucina casalinga e in quella dei ristoranti del posto. Il segreto della bontà è racchiuso in una mandorla, l’autoctona Riviezza, e poi negli altri ingredienti: buccia di limone, rosolio di anice (per alcune varianti il liquore Strega), cannella, uova, marmellata di ciliegie (ma anche amarene e melacotogna), zucchero semolato e cacao amaro (ma c’è anche chi mette un goccio di caffè). Il biscottino cegliese è stato abbinato, così come gli altri dolci, ad Aleatici, Moscati, Primitivi e altri vini dolci delle cantine selezionate da un’apposita giuria. Vanno citate tutte: Agricole Vallone, Azienda agricola Attanasio, Azienda agricola Schinosa, Azienda Monaci, Barsento, Botromagno, Botrugno, Candido, Cantine Due Palme, Castel di Salve, Consorzio Produttori Vini Manduria, Duca Carlo Guarini, I Pastini, Le Fabriche, Leone De Castris, Pichierri, Santi Dimitri, Soloperto, Taurino, Tenute Rubino, Tormaresca, Vigne e Vini, Vinicola Savese. Il commento affidato a un tecnico del vino, Paolo Costantini, degustatore Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino) che ha ricordato il fascino dei sentori di questi vini, fico secco nel Primitivo, i toni mielosi, di cotognata del Moscato. Il tutto, in una regione che ha riscoperto di recente i vini passiti e che non si è mai distinta per vini liquorosi. In tal senso bisogna fare un salto nel passato, fra le due guerre, per risalire al dimenticato Orvino (vino d’oro) prodotto a Triggianello (Bari) dalla famiglia De Bellis. Segnò un’epoca. Da rilanciare, perché no, come la dolce passione per il gusto edulcorante che è il motore della vita.
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