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“Tra la fine del V secolo e i primi anni del VI, per un seguito di eventi meravigliosi, di cui fu protagonista l’Arcangelo Michele trasvolato dai paesi levantini, sorgeva sul vertice del Gargano meridionale un nucleo di edifici che, vie più estendendosi sul crinale del monte, segnava l’origine di una borgata speciale e caratteristica per misticismo e per arte. Le abitazioni s’innalzavano e si distendevano intorno ad una caverna che costituiva il fulcro essenziale, la ragione stessa del formarsi del paese, intorno cioè alla tipica Grotta che il divino Araldo aveva designato a sua sede terrena. Per tal fatto derivava a detta località il nome di Monte Sant’Angelo, di Città dell’Arcangelo, e, in definitiva, di Monte Sant’Angelo”. Così lo storico Ciro Angelillis, circa cinquanta anni fa, descriveva l’origine della Città di Monte Sant’Angelo all’inizio della sua Guida Breve. La città, che si erge su uno sperone meridionale del promontorio garganico, a 831 metri sul mare, tra boschi secolari ed un mare di cristallo, si adagia su una roccia di natura calcarea ricca di cavità e caverne tra le quali, la più nota, è quella di San Michele che oggi si propone per l’iscrizione nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. Saccheggiata dai Saraceni nell’869 e riedificata da Ludovica II nell’871, nella seconda metà del X secolo la Sacra Grotta era già tappa obbligata dei Crociati diretti in Terrasanta, mentre intorno ad essa veniva lentamente crescendo il paese, a seguito dell’esigenza di creare ricoveri, da destinare ai sempre più numerosi pellegrini, che furono successivamente trasformati in vere e proprie abitazioni. Dell’antico nucleo urbano è degno di nota la cinta muraria. Le mura del secolo XIII, in parte ancora visibili, si sono conservate in discrete condizioni sino alla fine del 1700 quando, l’infittirsi della densità edilizia e il mutamento delle condizioni socio-economiche, hanno determinato la rottura ed il superamento del perimetro urbano originario con la costruzione, più a oriente, di quartieri che hanno modificato l’antico tessuto cittadino. Uno di questi è il Rione “Junno”, con le sue case ad un piano, tinteggiate solo con il bianco della calce, che caratteristicamente si allineano a schiera lungo i vicoli stretti e tortuosi e si fanno notare anche per la porta centinata sormontata da un’unica finestra. Un bel colpo d’occhio. Ne è stato progettista e costruttore il popolo stesso, dotato di una vocazione per l’arte che si perfezionerà e tramanderà lungo il corso dei secoli. Poco distante si erge la mole gigantesca ed irregolare del Castello normanno (con un successivo ampliamento d’epoca sveva) da cui la vista spazia dal Gargano siano al Golfo di Manfredonia, al Tavoliere, alle Murge.
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