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Gargano, un paradiso sull'Adriatico
11/01/2010

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Sembra una meta esotica e, guardando le trasparenze dei fondali, quasi si fa fatica a credere che sia il mare Adriatico. Eppure è proprio cosi: il Gargano è un Paradiso a portata di mano. Questo enorme sperone roccioso, definito lo “sperone d’Italia” e proteso verso i Balcani, affascina per i colori (blu e turchese delle acque e il verde della macchia mediterranea), per i sapori della cucina (semplici e inconfondibili, anche quando si mescolano tra di loro e quelli di mare incontrano quelli di terra), per la luce (al mattino tende all’argento, di pomeriggio all’oro), per la magia delle antiche torri che conservano il ricordo delle incursioni saracene. E poi per i paesi – Peschici, Lesina, Mattinata, Vieste – ricchi di storia e tradizioni. E per la gente schietta, semplice e soprattutto generosa. Un incredibile puzzle, di natura, arte, storia e gastronomia, tutto da scoprire per oltre duecento chilometri. Si parte dalla costa settentrionale con i laghi salmastri di Lesina e di Varano, separati dal mare da un lungo cordone di dune sabbiose e ideali per praticare il birdwatching. Qualche chilometro più in là, lungo una strada interna tra emozionanti curve e saliscendi, ed ecco Rodi Garganico con i suoi “giardini” di agrumi (così sono chiamati i terreni coltivati a frutta e costituiscono ancora oggi un paesaggio agrario unico) tanto che si è guadagnato l’appellativo di “capitale” degli agrumi garganici. Gli altri due paesi che compongono il “triangolo giallo-arancio” sono Ischitella e Vico del Gargano, romantico paese medievale nell’entroterra (denominato “dell’amore”, per il Vicolo del Bacio, dove gli innamorati si scambiano promesse di eternità). In questa zona gli agrumi, divenuti presidio Slow Food, maturano tutto l’anno ma a maggio si ha il clou con le arance Bionde (che si possono mangiare fresche fino a settembre). Un tempo erano esportati in tutto il mondo avvolti in preziose veline colorate e carta-pizzo che riportavano il logo delle società agrumarie e così confezionate viaggiavano per i mari nelle stive delle navi dirette negli Stati Uniti e in Inghilterra. Una confezione accurata che meravigliò i Savoia per la bella immagine del prodotto. Il ministro Ponzio Vaglia, nel 1905, si complimentò, a nome della famiglia reale, con la ditta Ricucci che aveva inviato loro in dono i suoi profumati frutti.

Gli scenari più belli si accavallano tra Peschici e Mattinata (il regno delle orchidee spontanee, con oltre 60 varietà, circa il 70% delle specie presenti in Europa), come la Baia della Zagara, una profonda insenatura, caratterizzata da due faraglioni verticali - “Arco di Diomede o Le Forbici e la finestrella dei sogni” - erosi dalle acque che affiorano a pochi metri dalla riva e dalla scogliera a strapiombo. Proseguendo verso nord, si nota subito un netto cambiamento: agli uliveti e agrumeti si sostituiscono le pinete d’aleppo. Ed inizia un’incantevole alternanza di Grotte, cavità marine che traforano come un merletto l’intera costa (quella delle Rondini, al cui interno i volatili dimorano per l’intero anno ed intrecciano splendidi voli o la Grotta Campana, alta ben 47 metri, così denominata perché l’erosione millenaria degli agenti atmosferici le ha dato la caratteristica forma a campana) e di spiaggette solitarie (la baia di Campi con una bellissima insenatura) fino a raggiungere Vieste. Vieste è “il cuore” del Gargano, da scoprire soprattutto in primavera, prima che la spiaggia sia affollata da migliaia di bagnanti. Nell’insieme un groviglio di vicoli e scalinate che collegano tra loro case bianche e basse e culmina sulla rocciosa Punta di San Francesco, col monastero fortificato e il castello di origine normanno-sveva (oggi adibito a stazione radar della marina militare). E ancora la Cattedrale in stile romanico, fino alla “Chianca Amara”, la roccia che ricorda l’eccidio dei viestani da parte dei pirati turchi di Dragut Rais, nel 1554. La storia finisce con il mescolarsi con la leggenda di fronte al faraglione di Pizzomunno, un aguzzo dente calcareo che si erge per 26 metri a guardia del litorale sabbioso, segno d’ingresso a Vieste, di cui ne è divenuto il simbolo. Narra la vicenda d’amore tra una bella fanciulla di nome Cristalda e un giovane pescatore, Pizzomunno. Le sirene, gelose per tanto sentimento, tramutarono lui in un mastodontico promontorio e legarono lei con una catena alle caviglie, trascinandola in fondo al mare. Ogni cento anni, le sirene consentono all’infelice Cristalda di emergere dalle profondità marine, per ritrovare il suo amante e rivivere così, per un solo giorno, la loro unione e la loro felicità. A caratterizzare ulteriormente il territorio sono i “Trabucchi”, antiche macchine da pesca, in pino d’aleppo, che permettono ai pescatori di proiettarsi in mare, fino a 45 metri di distanza da terra, attraverso le lunghe “antenne” usate per calare il “trabocchetto” (ovvero la rete che serve per intrappolare il pesce, da cui il nome). Frutto dell’ingegnosità degli abili artigiani di un tempo, rappresenta la più antica tradizione marinara del Gargano ed oggi, continuando nella loro funzione, sono divenuti patrimonio culturale della Regione Puglia. Ce ne sono circa trenta, concentrati nel tratto di costa da Vieste e Peschici. Una dozzina sono stati ripristinati e rimessi in attività, grazie al lavoro paziente dei trabuccolanti-proprietari e alla joint-venture tra l’Associazione “I Trabucchi del Gargano”, il Comune di Vieste e l’Ente Parco del Gargano.

Chi ama la natura non può perdersi, infine, una visita al Parco Nazionale del Gargano, un’area protetta con oltre 2200 specie botaniche e una straordinaria ricchezza faunistica. Al suo interno, la vera chicca è la Foresta Umbra (ombrosa come ricorda il suo nome), una delle mete preferite da Renzo Arbore che qui ama passeggiare, fra daini, caprioli e cinghiali e fitte faggete, pini, tigli, aceri, frassini, protesi verso il cielo come altissime colonne.

Il faraglione di Pizzomunno a Vieste, Arco aperto nella roccia, a Baia San simbolo della città Veduta Peschici nuova Veduta del Faro di Vieste

allegato : "Uno dei trabucchi, antiche ingegnose macchine da pesca. Ce ne sono in tutto il Gargano"

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